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VIELLA A CHIAVI
VIELLA AD ARCO
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VIELLA AD ARCO Diapason 370 mm.
Jérôme de Moravie, domenicano vissuto nel XIII secolo, diede una descrizione dettagliata della viella dei suoi tempi, che era a cinque corde. Ma prima di quell'epoca, da alcune rappresentazioni pittoriche pervenuteci, la viella aveva quattro corde; così afferma François Joseph Fétis nelle "Recherches historiques et critiques sur l'origine et les transformations des instruments à archet (1856)". Gerbert afferma che il numero delle corde era facoltativo e andava da tre a cinque nel periodo fra l'XI e il XIII secolo, epoca in cui venne codificato il numero di cinque corde.
Su un capitello del portico della chiesa abbaziale di Vézelay, si vede un menestrello che porta al fianco una viella con quattro corde unite a due a due. Sul portale occidentale della Cattedrale di Chartres (circa 1140) è scolpito un personaggio che suona la viella a cinque corde. Un'altra viella si trova raffigurata sulla facciata della casa dei musicisti di Reims ed è a tre corde.
La viella fu usata correntemente fino al XV secolo (epoca in sui è raffigurata in grande dettaglio, fra l'altro, in numerose tavole di Hans Memling e in un celebre polittico di Jan van Eyck). Nel XVI secolo fu soppiantata da altri strumenti ad arco, particolarmente dalla famiglia delle viole da gamba, ma lo schema di uno strumento accordato per quinte e senza tasti fu ripreso nelle viole da braccio (violino, viola e violoncello).
Nell'iconografia appare impiegata sia da strumentisti di corte (menestrelli) sia da gruppi di angeli che suonano e cantano: è quindi verosimile che fosse impiegata sia nella musica profana che in quella sacra. La sua estensione la rende particolarmente adatta ad eseguire le voci gravi (tenor e contratenor) delle composizioni polifoniche.
Nell’immagine a destra, è raffigurata una viella a corde con bordone non tastabile, che è una delle varianti riscontrabili iconograficamente. Esistono delle versioni a 5 corde tastabili mentre il diapason (lunghezza della corda vibrante) varia dai 335 mm sino a giungere ai 600 mm. Almeno è ciò che ho potuto riscontrare visitando diversi siti internet che recavano notizie e dimensioni dello strumento.
Avendo appena tracciato uno strumento simile con variante del manico a chiavi, o preferito mantenere le dimensioni della cassa e del diapason identici in ambedue gli strumenti. Anche perchè, volendo, con la stessa forma interna sarà possibile costruire i due strumenti senza dover disporre di due forme interne separate. La tavola può anche avere delle varianti, trovandosi strumenti con tavola piatta o solo leggermente pre-tensionata, mentre altre tavole sono bombate avendo un’altezza in centro difficilmente superiore ai 15 mm, compreso lo spessore della tavola ai bordi.

Riporto qui di seguito un passo tratto dall’enciclopedia della musica (ed. Utet) circa l’accordatura dello strumento: «l’accordatura della fidula ci è stata tramandata da Hieronymus de Moravia (dopo il 1270), che la denomina "viella diritta" (ossia priva di rientranze laterali); secondo il trattatista medievale le 5 corde dello strumento potevano essere accordate in uno dei seguenti modi: RE2-SOL1-SOL2-RE3-RE3 (forse quest’ultima era una corda di bordone, passante a lato della tastiera) oppure RE2-SOL1-SOL2-RE3-SOL3 oppure SOL1-RE2-SOL2-RE3-SOL3 o ancora SOL1-SOL1-RE2-DO3-DO3 o infine, se dotata di sole 4 corde, SOL1-DO2-SOL2-RE3.
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